Annamaria Liguori

Dopo il diploma al Liceo Internazionale, Annamaria Liguori avrebbe potuto lavorare in una qualsiasi azienda commerciale, ma il destino ha voluto che trovasse un impiego come assistente del produttore cinematografico Elio Scardamaglia della Leone Film.

Sono cose che cambiano la vita. Innanzitutto perché Scardamaglia era un ottimo produttore, volitivo e intelligente, di quella scuola che con Cristaldi, Bini, Cecchi Gori e altri ha fatto grande fra gli anni ’60 e ‘80 la produzione italiana, ma soprattutto perché era un pedagogo generoso: in quella farm Annamaria ha imparato tutto quello che sul cinema c’era da imparare.

Non si limitava a seguire dall’ufficio l’andamento delle produzioni, ma veniva spesso inviata sul set a dirimere le questioni che inevitabilmente insorgevano.

Sono di quegli anni, per dirne alcuni, i film di Franco Rossi (Odissea, Giovinezza giovinezza) e l’indimenticabile Clown di Federico Fellini. Fellini aveva bisogno di essere accudito, coccolato, trovare complici – anche fuori dal set – e il rapporto speciale che si era stabilito fu per Annamaria una scuola di vita prima ancora che una scuola di cinema.

Cosa volere di più?  Il set, il suo odore e le sue fatiche.

Così Annamaria lascia l’impiego sicuro e si avventura nell’incerta carriera di segretaria di edizione.

Il primo regista fu Maurizio Ponzi (Il caso Raul), ma subito venne il quasi esordiente Carlo Verdone (quattro film di fila da Bianco, rosso e Verdone a Borotalco, I due carabinieri, Acqua e sapone).

Carriera risolta? Nemmeno per sogno, perché l’irrequietezza è un istinto che non si può dominare, così Annamaria si dedica a registi esordienti e quasi sconosciuti con lo stesso impegno profuso per Verdone e Ponzi. Film d’autore si alternano a fiction e produzioni più tradizionali, come i film di Castellano e Pipolo, dei fratelli Frazzi, di Aldo Giovanni e Giacomo, senza tralasciare tutto quel che fa Maurizio Ponzi  perché il primo amore non si scorda mai.  

Qual è il film più amato? Come avrebbe detto Filomena Maturano, non c’è un film più amato, sono tutti uguali, sono piezzi ‘e core.

Liliana Cavani, con cui Annamaria ha fatto De Gasperi, potrebbe pensare di essere la più amata, l’unica, ma si sbaglierebbe: Annamaria la sta tradendo con un altro regista e così all’infinito. Perché il vero amore è un’entità che li raggruppa e li supera tutti: si chiama Cinema.

Travolta da tante avventure, Annamaria non ha avuto il tempo o la voglia di farsi una famiglia, ma ha tanti figli e figlie adottivi: sono gli allievi del Centro Cinematografico di Quarzazate (Marocco), della Nuct di Roma, dove ha insegnato a diventare segretarie di edizione e a coniugare le sue esperienze passate con il cinema che verrà.

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