edizione 2008

Report - Serata Finale Corti and Cigarettes 2008

Il 18 giugno 2008, al Caffè Fandango di Roma, nella suggestiva cornice di Piazza di Pietra, in pieno centro storico, ha avuto luogo la serata conclusiva del concorso di cortometraggi “Corti e cigarettes”, organizzato dalla rivista Meltin’Pot.

Il concorso, cominciato a febbraio e concluso il 20 maggio scorso, ha portato alla selezione di sette cortometraggi, valutati nella serata finale da una giuria composta da esponenti di rilievo del mondo del cinema.

Il primo lavoro ad essere visionato è stato Gion Braun – l’ultimo dei modicani (10’52) di Giuseppe Tumino: un simpatico e divertente affresco della città siciliana, in cui a raccontare il luoghi, i sapori e i profumi di Modica sono stati i bambini della scuola elementare.

Di tutt’altro argomento e spirito il secondo corto, Condominio per uccelli (9’00), di Alberto Comandini: una donna, oppressa dalla vita frenetica della città e dal suo lavoro di architetto, viene chiamata in campagna per un misterioso progetto. A farle da guida un vecchio sereno e illuminato, che, grazie al contatto con la natura, riesce a capire il senso delle cose semplici. “Tutto quello che il vento prende poi lo restituisce”: proprio attraverso questo viaggio nel verde e nell’animo, la protagonista si ricongiunge con la terra e con se stessa.

Dalla placida serenità del corto di Comandini, passiamo al corto forte e asciutto di Paky Perna: in Pattaya è il paradiso (4’00), l’autore ci sbatte in faccia uno dei temi più sconvolgenti che si possano affrontare. Un padre di famiglia, mandato in Thailandia dalla sua azienda, telefona alla moglie e ai figli per raccontare loro delle bellezze del posto: interrogato dalla moglie se stia facendo il turista, questo risponde di non avere il tempo. Con uno stacco crudo, la macchina si sposta dalla figura ripresa di profilo dell’uomo al quadro complessivo, rivelando la tremenda verità: l’uomo l’ha trovato, eccome, il tempo di fare il turista, ma il turista sessuale. L’autore ci ha poi ricordato che sono migliaia le persone che ogni anno si “intrattengono” con bambini - spesso di età inferiore ai dieci anni - e adolescenti in questi paesi pieni di povertà.

Dopo questo pugno allo stomaco, è stata la volta di Vietato fermarsi (8’40) di Pierluigi Ferrandini : un giovane abitante di un piccolo paesino qualsiasi della provincia italiana si vede bloccare la soglia di casa da uno sfrontato macchinone ultramoderno. Il nonno accanto al ragazzo dorme, al muro tiene ancora appese le foto di quando era un partigiano, e non c’è modo di uscire di casa. Al mattino la macchina se ne va: il passaggio è libero e il ragazzo ha una visione. Il nonno giovane che disegna sul muro un simbolo rosso: falce e martello, simbolo di tante battaglie ideologiche e politiche. Il ragazzo torna in casa, il nonno continua a dormire, e il barattolo di vernice rossa c’è ancora, sotto il lavandino. Con impeto e convinzione il giovane riprende il vecchio disegno: le pennellate di colore rosso come il sangue sul muro bianchissimo ricalcano le rotondità tracciate anni prima dal nonno, quasi come a chiudere un cerchio generazionale.

Ma i tempi sono cambiati e al posto della falce e del martello adesso c’è un divieto di sosta.

Dall’ironia amara di “Vietato fermarsi”, all’omaggio al cinema gangster in salsa romana: in Roma calibro 7 (7’59) di Fabio Garreffa, personaggi dai nomi da Little Italy come Sicilia, L’uomo del marchese, Er Rumeno, intrecciano un intricato gioco di caccia al criminale, con doppie e triple alleanze segrete. Condito da un linguaggio colorito, dall’inflessione inequivocabilmente romana, Roma calibro 7 si ispira ai recenti fasti di opere come “Romanzo criminale”.

Ancora pistole e droga in Full circle (10’58), di Joseph LeFevre: girato in inglese, con filtri dai colori saturi, con un montaggio frenetico e moderno, il corto racconta di Leo e Joe, due amici uniti dalla passione per feste, droghe e donne. I due devono incontrarsi a casa di Joe, ma qualcosa non va: l’amico non viene e Leo si trova invischiato in una torbida storia di sangue.

Il regista ha un evidente talento visivo e visionario e con la sua pellicola ha dato un tocco di sperimentazione al concorso.

L’ultimo candidato ad essere proiettato è stato Work (4’16), di Luigi Coppola: in un mix di animazione, scene da videoclip e musica a tutto volume, il regista ha affrontato l’argomento degli operai sfruttati dai ricchi proprietari di azienda, che con una manciata di spiccioli li tengono buoni anche di fronte alle tragedie delle morti sul lavoro.

A questo punto è stato proiettato, fuori concorso, Onde corte (11’43) di Simone Catania, con la partecipazione straordinaria di Maria Grazia Cucinotta, anche produttrice. Mentre il pubblico apprezzava la suggestiva “mediterraneità” del corto di Catania e della splendida Cucinotta, la giuria si è ritirata per proclamare i vincitori.

La giuria è stata una giuria di qualità, composta da esponenti di spicco del mondo del cinema: il presidente, il regista Maurizio Ponzi, vanta collaborazioni cinematografiche con personaggi del calibro di Sophia Loren e successi televisivi come “Il bello delle donne”; Luca Verdone, sceneggiatore e regista, nonché impegnato in campo teatrale, si occupa anche di radio e documentari; Giulietta Revel, comparsa in importanti fiction come “Orgoglio”, “Incantesimo” e “Giovanni Paolo II”;

Annamaria Liguori con Giancarlo Scarchilli Giuseppe Francone, direttore di produzione di film di grandi registi come “Allónsanfan” dei Fratelli Taviani e “I cannibali” di Liliana Cavani; Giuliano Sorgini, compositore di colonne sonore di film di genere degli anni ’70, diventati di culto, come “Diabolicamente…Letizia” e “Non si deve profanare il sonno dei morti” e recentemente creatore dell’opera “L’asino d’oro”; Annamaria Liguori, script supervisor di pellicole diventate fenomeno di costume come “Bianco, rosso e verdone”, “Borotalco”, “Tre uomini e una gamba” e recentemente impegnata in fiction di successo come “Il capo dei capi”.

Tra un drink e una sigaretta all’ombra del Tempio di Adriano, c’è stato un interessante dibattito sui corti proiettati e sul cinema in generale, soprattutto quello realizzato dalle nuove leve, in cui sono intervenuti il regista del piccolo gioiello “Cover Boy – l’ultima rivoluzione”, Carmine Amoroso, che ha invitato i giovani aspiranti registi a “Osare ancora di più” e l’attrice Veronica Lazar, protagonista di film come “Al di là delle nuvole” di Antonioni e Wenders, “Identificazione di una donna”, sempre di Antonioni, e “La luna” di Bertolucci.

Di seguito sono intervenuti Giancarlo Scarchilli, il regista del recente "Scrivilo sui muri" con Cristiana Capotondi, Alfredo Covelli, promettente sceneggiatore che ha vinto il prestigioso Solinas (già vinto da Paolo Sorrentino) e lo scenografo Enzo De Camillis.

Da segnalare l’intervento musicale fuori programma della vulcanica attrice Ada Pometti, che si è lanciata in un esilarante “Bye bye Baby” alla Marylin de "Gli uomini preferiscono le bionde", divertendo ospiti e pubblico.

 

Giulietta Revel e Maurizio Ponzi premianiano Paky Perna per Pattaya è il paradisoLa giuria ha quindi raggiunto un accordo e il pubblico ha assistito alla cerimonia di premiazione: il premio, consegnato dal Presidente di Giuria Maurizio Ponzi e da Giulietta Revel, per Miglior Corto è stato conferito a “Work” di Luigi Coppola, la Migliore Interprete è stata giudicata Sara Alzetta , protagonista di “Condominio per uccelli” di Alberto Comandini e il Miglior Soggetto è stato quello di “Pattaya è il paradiso” di Paky Perna.

Inoltre sono stati conferiti dal Presidente di Cinema Giovane, Diego Biello, i due premi speciali: il Premio Sandro Bevilacqua - Torri del Benaco a “Vietato fermarsi” di Pierluigi Ferrandini, che ha vinto vitto e alloggio per ritirare il premio durante la manifestazione cinematografica organizzata dal 27 al 29 Giugno sulla sponda veronese del Lago di Garda, e il Premio Cinema Giovane

A serata conclusa vincitori e vinti, giurati e organizzatori, pubblico e curiosi, hanno proseguito la serata nei magici vicoli di Roma, con la speranza che il cinema italiano stia ripartendo anche da qui: da un gruppo di persone che credono nel cinema e lo sostengono fin dai primi timidi passi. a “Full Circle” di Joseph LeFevre, che ha vinto la produzione di un cortometraggio entro il 2009.

A cura di Valentina Ariete

 

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